I materiali
inorganici elettroluminescenti sono noti già
da molti anni, e LED basati su di essi sono in commercio
già dagli anni 60.
L'elettroluminescenza dei materiali organici è
stata scoperta circa nello stesso periodo ma fu solo
negli anni 80 che si sono raggiunte condizioni operative
valide per applicazioni commerciali e lo sviluppo di
Organic Light Emitting Diods (OLED)
o Polymer Ligth Emitting Diods (PLED).
Schermi monocromatici basati su questi dispositivi sono
stati introdotti sul mercato nel 1997.
In un diodo luminoso organico (OLED) un film sottile
di materiale organico è interposto tra due elettrodi
di cui uno deve essere semitrasparente per consentire
il passaggio della luce emessa.
Un polimero ad elevata coniugazione è depositato
sotto forma di film sottile su uno strato semitrasparente
di un materiale semiconduttore noto come ITO (Indium
Tin Oxide) che funge da anodo.
Sul film polimerico è evaporato sotto alto vuoto
un contatto metallico che costituisce il catodo.
Applicando una differenza di potenziale ai due elettrodi
si iniettano nello strato emissivo (polimero coniugato
non drogato) dei trasportatori di carica di segno opposto
(elettroni e buche) che si muovono in esso per l'alto
campo elettrico applicato (>105 V/cm).
La formazione di una coppia elettrone-buca nel polimero
può portare ad emissione di luce.
Il Centro Laser ha competenze nella fabbricazione di
tali dispositivi, a partire dalla deposizione di ITO
per sputtering, a quella dei materiali organici per
spinning o per evaporazione termica (per polimeri non
solubili), fino alla deposizione dei contatti metallici.
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Schema di un OLED e principio di funzionamento

Esempio di OLED |